L’ESPOSIZIONE PERMANENTE DELL’EPIGRAFE DI IULIA FLORENTINA E LA SENSIBILITA’ DEI DEVOTI CATANESI
Un evento straordinario e di alto spessore culturale accende i riflettori sulla comunità catanese e coinvolge la ragguardevole istituzione del Museo Diocesano presso la quale dimora, da un tempo recentissimo, un'epigrafe in pietra risalente al IV sec; l'iscrizione funeraria è dedicata alla memoria della piccola Iulia Florentina che ha abbracciato il sonno eterno alla tenera età di 18 mesi. La piccola era nata a Hybla (a Paternò) ed è stata sepolta in uno dei molteplici siti funerari che furono rappresentativi delle comunità proto-cristiane della città etnea, in un'area ubicata nei pressi di via Androne. L'iscrizione funeraria costituisce un prezioso reperto storico per i riferimenti di carattere socio-politico e per il legame autentico con la memoria di Sant'Agata e dei martiri che hanno conferito dignità alla comunità catanese.
È leggibile l'emblematica espressione "porta dei martiri cristiani", la quale evoca un percorso di fede autentica intrapreso da fedeli ferventi come i genitori della piccina prematuramente defunta. L'epigrafe è stata rinvenuta nei primi decenni del 1700 presso una proprietà di don Ignazio Rizzari ed è stata a lungo custodita al Louvre di Parigi. In queste colorate giornate di luglio, possiamo affermare che un'ulteriore nota di tenue tinta pastello abbellisca i nostri orizzonti catanesi: è la memoria della piccola Iulia Florentina, finalmente ritornata a casa.
L’esatto luogo di ritrovamento dell’epigrafe è stato oggetto di un acceso dibattito. La famiglia Rizzari (nobile casato di origini calatine) nell’arco del XVIII secolo cedette la proprietà sita in via Androne e significativi documenti relativi al rinvenimento del reperto di Età imperiale vennero collocato altrove e, pertanto, furono difficilmente consultabili. La stessa iscrizione “porta dei martiri cristiani” fu soggetta a un ventaglio di plausibili interpretazioni. Le necropoli dell’Antichità catanese furono molteplici, distinguibili tra cimiteri di tradizione pagana e luoghi di sepoltura deputati al culto della cristianità. Realtà che si sono sovrapposte e integrate attraverso la commistione di elementi riguardanti la politica, la quotidianità, la stessa religione.
Durante le origini elleniche e la successiva egemonia politica dei Romani, le maggiori aree di sepoltura erano collocate in corrispondenza di piazza Stesicoro e a Cibali, quartiere tra i più antichi e illustri dello sviluppo urbanistico catanese nel corso della storia. Successivi studi di ambito archeologico hanno consentito l’individuazione di ulteriori siti sepolcrali pagani nei pressi della Timpa di Leucatia. Dalla disposizione dei cimiteri pagani si evince la loro marcata prossimità alla monumentale struttura dell’anfiteatro romano che, in quel tempo, troneggiava nel suo fiero e solido splendore. I cimiteri cristiani si sono sovrapposti, in alcuni ambiti, alle precedenti realtà e si sono estesi in corrispondenza di piazza Carlo Alberto, di via Dott. Consoli, di via Androne, nell’area della collina di Montevergine e in luoghi sacri e dedicati alla devozione cristiana come la cripta di Sant’Euplio (o Euplo). Una fonte storica di cruciale importanza, riconducibile al benedettino Onorato Colonna, ha consentito di confermare senza esitazione alcuna l’area in prossimità di via Androne in quanto sito di rintracciamento dell’epigrafe di inestimabile valore; studi approfonditi hanno consentito di delineare il legame tra il culto dei morti nei suddetti luoghi e la fede struggente per Sant’Agata. Il reperto lapideo è svanito nel nulla per riapparire al museo parigino del Louvre; la sua collocazione in terra francese fu tuttavia documentata dal padre gesuita Raffaele Garrucci, uno studioso competente in ambito archeologico, nella seconda metà del XIX secolo. L’iscrizione alla memoria della piccola Iulia Florentina presenta caratteristiche che ne esprimono l’unicità sotto il profilo strutturale e iconografico, a incominciare dalla notevole lunghezza dell’iscrizione.
I genitori, affranti e devoti, posero; la collettività catanese accoglie il loro dono perpetuato nel tempo e ne apprezza il valore culturale e la commovente testimoninaza di fede.